NEVERDOGS: MADE IN CATANZARO

  • 31 agosto 2017
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Si è chiusa venerdì scorso la terza edizione di ‘SUONO’, rassegna musicale a cura Dìbeat con ospite il duo catanzarese ormai riconosciuto a livello mondiale, Neverdogs. Un’estate da incorniciare per Claudio Battaglia e soci che a chiusura della serata hanno dato appuntamento al pubblico alla prossima estate sempre nel loro ‘Circle Club’ di Soverato. A chiudere in assoluta bellezza Tommy Paone e Marco De Gregorio hanno trascinato i loro conterranei nel vortice della loro musica.

Bentornati a casa!

Tommy: “Grazie mille, è sempre un’emozione tornare alle origine, abbiamo impiegato tutta la vita per arrivare dove siamo ora, ma tornare qui è sempre un’emozione unica”.

Avete cominciato a muovere i primi passi nella musica da soli negli anni ’90, come vi siete incrociati?

Tommy: “Ci conoscevamo già di vista essendo entrambi di Catanzaro, però nel 1999 abbiamo avuto modo di incontrarci al ‘Pascià’ di Riccione dove c’era un festival musicale, lì abbiamo stretto amicizia. L’estate successiva ci siamo rivisti qui in Calabria a Scalea, abbiamo avuto l’opportunità di suonare insieme per la prima volta”.

Marco: “Allora suonavamo house music garage music, underground, quella sera abbiamo provato insieme ed è stato un successone. In quel periodo Tommy viveva a Firenze e io a Catanzaro, però meditavo se trasferirmi a Londra o a Bologna e lui mi disse di raggiungerlo a Firenze”.

Com’è per due artisti dividere il palco e anche il successo?

Marco: “Il nostro non è un semplice back to back di due deejay che si alternano, noi siamo l’unione di due persone che ricercano la musica, vivono insieme da 17 anni e producono collaborando. Parliamo del set e siamo in simbiosi, 2 teste e 4 mani, ci capita di starcene a suonare anche senza parlare, concentratissimi sulla musica, sui beat”.

Sveliamo il significato del vostro nome..

Tommy: “Questo nome nasce da un nostro intercalare in dialetto, molto comune a Catanzaro, ‘manchi i cani’, che in inglese sarebbe tradotto ‘not even the dogs’, nemmeno i cani. Una mattina stavamo suonando a casa a Firenze e continuando a ripetere d’istinto quest’esclamazione, allora siamo diventati i Neverdogs”.

Ormai vivete tra Londra e Ibiza, tornando qui nel corso degli anni, cosa avete percepito della Calabria?  

Tommy: “Ogni volta che siamo tornati abbiamo avuto una percezione diversa: percezione di cambiamento e miglioramento. A livello professionale Claudio e i ragazzi sono riusciti a creare una situazione costante riuscendo a far arrivare qui dei nomi importanti, è un traguardo importantissimo per questa regione, per la nostra città”.

Se i Dìbeat sono i promotori di questa realtà musicale a Catanzaro, voi ne siete i precursori. Avete anticipato 17 anni fa una realtà che si sta affermando e consolidando solo ora qui, ma vi sentite fieri di essere Catanzaresi?

Marco: “Quando vieni da una realtà come la nostra tendi ad avere un rapporto conflittuale con la tua terra fin da piccolo. Sei in guerra e in conflitto e cresci a volte con l’aspirazione di andartene specie se il lavoro manca. Maturando e vivendone lontano questa terra ti manca, impari ad apprezzarne tutte le sfaccettature. Della nostra provenienza ne andiamo molto fieri, ma solo crescendo si acquisisce la consapevolezza che la Calabria è il top!”

Raccontateci un po’ a cosa state lavorando.

Tommy: “Proprio ora è uscita una compilation che abbiamo selezionato e mixato scegliendo tra diversi lavori di artisti che rispettiamo e che suoniamo in più abbiamo tantissime varie uscite, ne vedrete delle belle.”

Avete suonato in tutto il mondo, nei club più famosi e riconosciuti. Raccontateci qualche serata che tra tutte vi è rimasta nel cuore.

Marco: “Si, abbiamo veramente suonato in locali veramente famosi e in città stupende. Ricordo a Miami nel 2011 quando il ‘Music On’ si era appena formato e suonammo al afterprty, poi ad Amsterdam al Music ON Festival dove abbiamo suonato davanti a 10.000 persone; al ‘The Edge’ a San Paolo in Brasile.. Ne sono felicissimo anche perché sento che tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo conquistato. Personalmente avrei tanti aneddoti e ricordi da raccontare, mi è rimasto impressa anche la prima volta all’ Amnesia. A fine set salii in terrazza e alzai gli occhi al cielo, realizzai dov’ero e che stavo facendo quello che desideravo fare da piccolo, stavo realizzando il sogno”.

Grazie a tutti, appuntamento coi prossimi eventi Dìbeat, stay tuned!

Dora Dardano